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LUIGI PITZALIS, RAMAIO VIA GIOVANNI XXIII, 10 08033 ISILI [CA] - ITALY
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La stagnatura

La stagnatura si esegue avendo cura in via preliminare di preparare l'interno del recipiente, con la pulizia totale della superficie, anche con l'uso degli acidi; infatti le eventuali impurità presenti non consentono allo stagno di aderire alla superficie del tegame. Si procede poi a colare lo stagno, precedentemente fuso, nel recipiente e scaldando di volta in volta le varie parti del tegame, in modo da tenere lo stagno sempre allo stato liquido, si ottiene che lo stagno aderisca e si unisca alla parete, provvedendo con un batufolo di canapa o di cotone a spalmarlo in modo uniforme. Lo stagno deve essere allo stato puro. L'uso antico di aggiungere una piccola parte di piombo, si è rivelata estremamente nociva per la salute, ed è da escludere nel modo più assoluto. Si aggiungeva il piombo per ottenere una stagnatura più liscia ed inizialmente più gradevole alla vista, ed anche perché questa lega aderisce più facilmente al rame, mentre la stagnatura col solo stagno allo stato puro presenta delle difficoltà maggiori. Con l'uso nel tempo e con le operazioni di pulizia conseguenti all'uso, pian piano lo strato di stagno si assottiglia e si consuma. Si vedrà allora comparire il rame, inizialmente nel fondo del tegame, e via via nei fianchi. Il tegame può essere usato finché non si consuma del tutto nel fondo del tegame, dopo di che è opportuno far eseguire la nuova stagnatura.

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